Report del 9 marzo 2019

In pochissimi giorni il paesaggio è stato trasformato, riempiendosi di suoni e movimenti.
Il primo mattino risuona di canti; quelli delle specie che nidificheranno – primo fra tutti l’Usignolo di fiume e poi la Capinera, il Fringuello, la Cinciallegra, il Picchio rosso minore – e gli altri che invece se ne andranno ma già sentono vicino il periodo della riproduzione, come il Pettirosso, il Luì piccolo e lo Scricciolo. Sopra a tutti dominano gli improbabili canti degli Storni, che imitano perfettamente tutto ciò che hanno prima o poi sentito. E anche un canto diverso, nuovo e interessante, che però non sono stato in grado di identificare.
Le Folaghe schiamazzano per marcare i loro territori, le Pavoncelle nei campi strillano per lo stesso motivo, e anche le Cicogne fanno chiasso battendo i becchi per segnalare la loro presenza al nido.
Quanto ai movimenti migratori, i più evidenti sono la rapida diminuzione del Migliarino di palude, onnipresente fino a poco fa e ora quasi azzerato, e il corrispondente aumento del Luì piccolo. Di passo si vedono i tordi – Tordo bottaccio, Tordo sassello e la più rara Tordela – e i primi esigui gruppi, non più di mezza dozzina ciascuno, del Combattente e del Corriere piccolo.
Nei prati molto si muovono i Caprioli, i cui maschi, che hanno da poco staccato il velluto dai palchi, inseguono senza tregua le femmine.
A terra tra le foglie secche, i continui fruscii rivelano i movimenti delle lucertole, che si sono già risvegliate grazie alla lunga serie di giornate ben più calde della media.