Report del 25 maggio 2019

Rincuorato da un meteo di gran lunga migliore di quanto volessero le previsioni e dal profumo penetrante del Caprifoglio, torno a inforcare gli occhiali rosa e vedo i fatti positivi. La Rondine e il Pigliamosche sono tornati a nidificare in cascina; venti anni fa non avremmo alzato il binocolo per queste due specie, ma poi le cose sono cambiate e da parecchi anni non le avevamo più attorno a noi. Rivederli ora fa davvero piacere. Altrettanta soddisfazione viene dall’avere individuato il nido della Poiana. Da sempre abbiamo sentore che la Poiana abbia il nido da qualche parte, ma non siamo mai riusciti a scoprire dove. A quanto sembra, la Poiana sta tuttora covando le uova. La colonia delle Sterne è in piena attività: delle venti piattaforme messe loro a disposizione, almeno quindici sono ora occupate, anche se ancora non su tutte si vede un uccello in cova. Attorno si aggira una coppia di Gabbiano reale; quale che sia la loro intenzione, di nidificare anch’essi oppure di razziare le uova delle Sterne, dubito che ci riusciranno, perché le Sterne li attaccano di continuo, con accanimento e ferocia. In tutti i quattro nidi di Cicogna ormai si vedono i giovani nati; ancora però non si riesce a contare quanti ce ne siano in ciascun nido. Il Tuffetto, quest’anno, è presente con quattro coppie nidificanti, sparse in posti diversi: un bel progresso rispetto agli anni in cui non ne avevamo nessuno.
La giornata ha regalato anche una bella rarità: un maschio di Fistione turco, tra tutte le anatre quella dai colori più vivaci, che non si vedeva alla Cassinazza da più di nove anni. Anche le farfalle offrono novità. La Vanessa dell’ortica (Aglais urticae), che finora alla Cassinazza è stata niente più che occasionale, quest’anno è diventata una presenza costante e con diversi individui: una colonizzazione riuscita, quindi. E infine, la ricomparsa della più ambita di tutte: il Satyrium pruni. Impegnando tutta la mia pazienza, ne ho osservati alcuni nella chioma di quell’unica pianta che è la loro colonia. Più tardi ne ho avvistato uno anche in un’altra macchia, sempre di Prunus padus, a quasi cento metri di distanza. Segnali che la specie sta bene e forse la colonia si sta allargando.