Report del 20 luglio 2019

Oggi, anche perché nel caldo opprimente c’era ben poco altro da fare, abbiamo speso parecchio tempo per cercare il comunissimo Passero – la Passera d’Italia (Passer italiae) per intenderci. Ce n’è voluto, ma alla fine, in mezzo a una ventina di Passere mattugie, ne abbiamo visti due; due soli. Vi rendete conto che fino a pochi anni fa in cascina ce n’erano centinaia? Non è la prima volta che lamento la loro rapidissima sparizione. Così veloce da far escludere che la causa possa trovarsi nel degrado dell’ambiente che, anzi, è ora in via di recupero: meno pesticidi, meno tossici e meno persistenti, più aree verdi. E comunque non è ipotizzabile per la Cassinazza. E allora? Basandomi sul buon senso, avevo ipotizzato che un crollo così veloce può essere dovuto solo ad una epidemia. Ebbene: pochi giorni fa è stato pubblicato uno studio che ha individuato una correlazione tra il declino della Passera europea (Passer domesticus) in Inghilterra e la malaria aviare, malattia trasmessa dalle zanzare, esattamente come quella umana, ma che infetta solo gli uccelli di molte specie. La nostra Passera d’Italia non è così diversa da quella europea per poter pensare che ne sia immune alla malaria aviare. Potrebbe proprio essere questa la ragione; comunque io non sono uno scienziato e mi limito a constatare ciò che vedo.
La foto del giorno è quella che si potrebbe ben definire una immagine rubata: i Caprioli sono estremamente cauti quando si avviano all’abbeverata. Da millenni (meglio: milioni di anni) i predatori attendono proprio questo momento per cacciare i mammiferi. Alla Cassinazza i Caprioli non hanno predatori, ma l’istinto domina comunque il loro comportamento e impone prudenza e sospetto.