Report del 12 gennaio 2019

Il gelo stringe sempre più la Cassinazza; restano libere dal ghiaccio solo poche pozze e ristrette, in quei punti dove c’è una immissione di acqua.
Gli effetti del ghiaccio sono diventati più evidenti. Se i Germani reali resistono imperterriti, le altre specie di anatre sono chiaramente diminuite: le Alzavole da 1.500 che erano sono ora non più di un migliaio, mentre Mestoloni, Fischioni e Canapiglie che prima si contavano in alcune decine, ora sono all’incirca una dozzina per ciascuno. Sono scomparsi Pavoncella, Pantana, Combattente e Piro-piro culbianco; restano a mala pena una manciata di Beccaccini. I Martin pescatori pescano nei fossi dove l’acqua in movimento non è gelata, così come i pochi Marangoni minori che sono rimasti.
E non sono solo gli acquatici ad essere ostacolati dal freddo: quando tutto è gelato, per tutti gli uccelli diventa difficile trovare di che cibarsi e quello che anche si riesce a trovare è semi-congelato; quando l’unico modo di scaldarlo è di ingoiarlo e tenerlo nello stomaco, il gioco non vale la candela. Ovvio che la Pispola, lo Spioncello, l’Usignolo di fiume, la Capinera siano ridotti a numeri minimi, ma anche quegli uccelli granivori che si cibano a terra, ad esempio le Allodole, i Fringuelli, i Colombacci, stanno passando le loro difficoltà. Le Cesene si sono stufate di mangiare bacche di biancospino gelate, anche se questa risorsa non si è ancora esaurita. Non si vede più Gheppio, che caccia lucertole e topolini ormai introvabili, e persino le Taccole sembra si siano allontanate.
Quelli dell’inverno sono proprio tempi duri, per tutti.
Dopo il Germano reale e l’Alzavola, il Mestolone è l’anatra più frequente alla Cassinazza, sia durante le migrazioni che in svernamento. I colori accesi del maschio lo rendono riconoscibile da lontano; da vicino, la particolare piega del becco gli conferisce una espressione feroce, come una specie di ghigno rabbioso.