Report del 07 marzo 2020

Durante la settimana, una forte perturbazione ha portato basse temperature e pioggia da noi, che è stata neve già sulle prime alture attorno alla pianura. Questo non ha però fermato la migrazione. Una buona parte dei Migliarini di palude se ne è ripartita e ora il canneto appare molto più tranquillo, mentre intanto le siepi sono ravvivate da moltissimi Luì piccoli e Cinciarelle e un campo allagato dalla pioggia la mattina era punteggiato di Pispole e Ballerine bianche. Tra gli uccelli acquatici sono arrivati circa 20 Mestoloni e sono comparsi per la prima volta nell’anno la Marzaiola – un maschio – due Cavalieri d’Italia, il Totano moro e una Volpoca. Numerose Poiane – fino ad una dozzina tutte assieme in un unico stormo –  prendevano quota nelle correnti ascensionali e poi scivolano via, tutte in direzione Nord-Est. Una nuvola di Storni, pure loro diretti verso Nord, mi ha ricordato che questa specie, che noi siamo abituati a vedere per tutto l’anno, è anch’essa migratrice: gli Storni del Nord Europa si spostano in inverno nell’area mediterranea e ora stanno tornando indietro. Le prime ore del mattino risuonano di canti; e non sono solo gli uccelli che stanno per nidificare qui da noi: la Cinciallegra, la Capinera, tutte le tre specie di picchio, l’Usignolo di fiume (ma questo canta tutto l’anno). Anche quelli di passo, presi dall’urgenza della riproduzione si fanno sentire forte: lo Scricciolo, il Regolo, il Luì piccolo, il Pettirosso, il Fringuello, persino il Codirosso spazzacamino e, ancora più inatteso, il canto potente della Tordela. E dal canneto è risuonato il tonante richiamo del Tarabuso; speriamo che lui si fermi a nidificare alla Cassinazza.
Le tantissime Cinciarelle si concentrano sui salici in fiore, dove trovano una fonte di cibo ricca di zuccheri, con la quale possono fare rifornimento di energia.