Ci siamo. Finalmente la migrazione si è messa in moto. Nel canneto della Cassinazza, che fino a pochi giorni fa pareva senza vita, ora le cime delle canne vibrano del movimento di molti piccoli uccelli; ma le canne sono fittissime e nulla si vede. Per vedere qualcosa c’è un modo solo: il play-back, cioè far suonare i canti registrati delle varie specie e attirare gli uccelli allo scoperto. E così, nello stesso ordine alfabetico con cui i file sono archiviati nello smart-phone (meraviglia delle tecnologia!), ecco che dalle canne sbuca per prima la faccia pallida del Beccafico, poi la pancia gialla e le ali grigie del Canapino maggiore, la Cannaiola e al Cannaiola verdognola non fanno notizia – perché nel canneto hanno nidificato – quindi compare il sopracciglio chiaro del Forapaglie, giunge il grugnito del Porciglione e da ultimo viene l’Usignolo di fiume, ma questo non c’è stato bisogno di richiamarlo: curioso com’è è stato attirato dal trambusto. Tra i cespugli ho pure sentito il richiamo del Luì piccolo. L’afa del pomeriggio è stata colorata da un gruppo di Gruccioni.
Ho incontrato anche una specie nuova per la Cassinazza: il Saettone, serpe arboricola che caccia i piccoli uccelli. Lungo, snello, elegantissimo, saliva i rami di un cespuglio con agilità e grazia. Anche lui è un importante segno della progressiva maturazione degli ambienti di bosco della Cassinazza.
Dalla frequenza con cui lo si incontra, di passo in questo momento sembra essere anche il Pigliamosche, che ha lo stesso nome in tutte le lingue: Flycatcher, Gobemouche, Grauschnäpper, Papamoscas, fino al latino Muscicapa. E se ne capisce bene il motivo.